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Olimpiadi

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Referente: Michele Sica, docente di educazione fisica/ scienze motorie.

 

 

PREMESSA

Tutto è partito dalle Olimpiadi di Atene 2004. Il lavoro è nato così all'inizio dell'anno scolastico 2004/05.

Agli studenti è stato proposto un lavoro teorico nuovo: conoscere il mondo delle olimpiadi attraverso una ricerca individuale, concordata con il gruppo classe, sulle olimpiadi appena terminate. Sono state individuate 16 tematiche che andavano collegate alle discipline olimpiche: lo studente doveva porsi delle domande a cui dare delle risposte. In questo modo si rendeva più chiaro il percorso della ricerca che prevedeva una rielaborazione personale dei testi reperiti sul web. Le tematiche consentivano di collegare la manifestazione delle Olimpiadi alla cultura, alla politica, etc.

Il lavoro è stato diviso in tappe per consentire agli studenti di seguire un percorso di approfondimento con la supervisione del docente. Nel corso dell'anno sono emersi molti problemi nella divisione del lavoro e nella rielaborazione delle notizie acquisite attraverso la ricerca su internet. Ma alla fine sono state affrontate tutte le tematiche proposte, anche se alcune sono state preferite visto il numero di lavori pervenuti.

 

EVOLUZIONE DEL PROGETTO:

1) 2004/05: raccolta dei 200 lavori prodotti dagli studenti e valutazione del docente.

2) 2005/06: scelta dei più rappresentativi a cura delle allieve Claudia Temperoni ed Erika Ranalli.

3) 2006/07: rielaborazione di quelli selezionati è stata svolta dalla allieva Jessica Baggiossi.

4) 2007/08: verifica finale con la preparazione e la pubblicazione del lavoro sul sito web della scuola.

5) 2008/09: prosecuzione delle ricerche solo con gli studenti della VG.

6) 2009/10: nascita di un nuovo sito www.guidaolimpiadi.it - banca dati sulle olimpiadi - collegato attraverso un link dalla Home Page del sito della scuola nella sezione "Progetti".

7) 2010/11: aggiornamento del sito con i primi giochi olimpici giovanili estivi a Singapore.

8) 2011/12: lavoro di ricerca, con le classi quinte, a partire dalle tematiche.

9) 2012/13: lavoro di ricerca, con le classi quinte, a partire dalle tematiche

 

NB  Il progetto è stato più volte interrotto e ripreso grazie all'apporto costruttivo ed entusiasta dell'alunna Jessica Baggiossi. Fondamentale è stato l'intervento informatico del prof. Massimo Caprabianca che ha guidato, nel 2007/08,  la costruzione e la pubblicazione del lavoro sul sito web della scuola.

                             INDICAZIONI PER REALIZZARE QUESTO LAVORO DI APPROFONDIMENTO

1) Piano di ricerca.  

Premessa: a) considerare questo lavoro una esercitazione utile in vista della preparazione della tesina d’esame;

b) pianificare la ricerca per evitare di perdere tempo raccogliendo troppe o poche informazioni in una direzione sbagliata; c) pensare che questo lavoro di ricerca possa essere collegato alla propria tesina d’esame.

Tappe: a) scegliere una tra le tematiche proposte o proporne una (che deve essere concordata); b) scrivere delle domande a cui dare delle risposte attraverso il lavoro di ricerca. Le domande possono essere collegate tra loro ed essere rappresentate da una mappa concettuale[1]; c) individuare e selezionare le fonti utili al lavoro; d) comunicare tramite la posta elettronica lo stato di avanzamento del lavoro e seguire l’aggiornamento della bacheca in classe.

 

2) Il vero motore della ricerca è il tuo interesse nel perseguire uno scopo.

Potersi esprimere verbalmente e per iscritto per comunicare le proprie conoscenze e poterle confrontare con quelle degli altri. Occorre buona volontà, organizzazione (divisione per tappe), umiltà e determinazione.

 

3) Supervisione del lavoro attraverso l’email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro le date indicate:

    (a) sabato   26 gennaio          scelta della tematica e delle domande;

    (b) sabato   23 febbraio         stato della ricerca: piano e fonti;

    (c) sabato   23 marzo            consegna della ricerca, su file, e presentazione verbale.

 

4) La valutazione.

Il lavoro non dovrà essere una copia del materiale reperito, di cui si dovrà citare la fonte, ma una rielaborazione personale di quanto è oggetto della ricerca. Saranno valutate: la qualità delle informazioni, la rispondenza all’argomento scelto, l’organizzazione e la rielaborazione del piano di ricerca. Il lavoro potrà essere valutato solo se seguirà le tappe previste dalla supervisione per email.



[1] La mappa concettuale, rappresentazione grafica di concetti espressi sinteticamente, viene utilizzata sia durante la fase di studio, come progettazione del percorso di indagine da effettuare, sia al termine del percorso didattico, come schematizzazione delle conoscenze acquisite. Il suo scopo è quello di fornire una serie di informazioni in modo chiaro e ben strutturato.

 

TEMATICHE PROPOSTE PER L’ANNO SCOLASTICO 2012-13:

1)   l’evoluzione culturale e tecnologica nella manifestazione delle olimpiadi.

2)   l’evoluzione culturale e tecnologica nella manifestazione delle paralimpiadi.

3)   le prospettive dei giochi olimpici giovanili (da Singapore a Innsbruck).

4)   il fenomeno del doping e le competizioni olimpiche.

5)   il confronto tra le gare individuali e quelle di squadra.

6)   l’attività agonistica: confronto tra uomini e donne.

7)   l’innovazione tecnologica nella ricerca dei record.

8)   la comunicazione attraverso i simboli nello sport (tv, giornali, cerimonie, musica).

9)   il confronto tra le culture delle nazioni partecipanti ai giochi olimpici o paralimpici.

10)   Londra 2012 (cambiamenti e prospettive dell'ultima edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici).

                       

                      

PUBBLICAZIONE DELLE RICERCHE DEGLI STUDENTI

I lavori selezionati nell’anno scolastico 2008/09 sono stati:

1) Dualismo mente-corpo (di Jessica Baggiossi)                                          

2) Discriminazioni alle Olimpiadi (di Francesca Caputo)              

3) Il caso Pistorius (di Serena Castrechini)                                      

4) Valore sociale alle Olimpiadi (di Silvia De Fano)                                   

5) Olimpiadi: manifestazione di libertà (di Silvia Garuti)               

 

 

Ricerca di Jessica Baggiossi

classe VG (03/05/09)

 

Domande e risposte:

1. Quale legame c'è tra la mente ed il corpo e quanto incide la cultura sulla consapevolezza del proprio corpo e del suo funzionamento?

 

La riconosciuta e comprovata identità tra materia e spirito, a partire dalla famosa equazione di Einstein, sta avendo risvolti inaspettati in tutti gli ambiti della cultura.

Il corpo non è più l'ignobile somaro che trasporta l'anima, ma diventa la componente più densa, visibile e tangibile di un sistema molto più complesso che noi chiamiamo "io", di cui solo il corpo è visibile, ma che include anche altri corpi intangibili, in cui si riflettono emozioni e sensazioni.

Messo ormai definitivamente da parte il mito cartesiano che divideva la realtà in due, res extensa da una parte (la materia) e res cogitans dall'altra (lo spirito) il corpo ritrova tutta la sua importanza e dignità, senza per questo trovarsi in contraddizione con qualsiasi via di ricerca e di realizzazione spirituale.

Infatti, una volta riconosciuto che la realtà è essenzialmente una, ed è una realtà energetica, occuparsi bene del corpo diventa il primo passo per occuparsi bene dell'anima.

Il cammino spirituale non procede più dal basso verso l'alto, ma dall'alto verso il basso, per spiritualizzare la materia, per lavorare con la consapevolezza delle leggi più alte sugli aspetti più densi e grossolani.

Questa "rivoluzione copernicana" nei confronti del corpo, in relazione allo spirito, è uno dei grandi cambiamenti in atto nell'ambito del contemporaneo passaggio da una visione analitica e meccanicistica della realtà  a una visone sintetica e olistica in cui si scoprono profonde interazioni tra diversi aspetti di noi stessi e diversi livelli di realtà prima ignorate.

Il corpo è stato così liberato da un giogo durato molto a lungo nella nostra civiltà occidentale, in cui era visto come limite, come un peso, come qualcosa di impuro, di cui vergognarsi, da nascondere.

La nostra è stata una civiltà che ha sviluppato la mente, ma che ora si sta rendendo conto dei limiti di questa concezione di sé improntata dal mitico "Cogito ergo sum", come se il pensiero fosse l'unica facoltà importante dell'essere umano e non solo "una" tra queste.

Per il nostro stesso equilibrio, oggi più che mai, è importate diventare consapevoli dei forti legami che ci legano alla terra e al cielo, ritrovando il corpo come interlocutore con l'aspetto più concreto della realtà e ritrovando il contatto con la nostra anima, interlocutrice con gli aspetti invece più sottili.

Il filosofo greco Anassagora immaginò un principio, chiamato mente, in grado di fornire alla materia il suo peculiare ordine.

Secondo la sua visione, infatti, tutta la realtà è dualistica, costituita da mente e materia.

René Descartes, il filosofo e matematico francese del diciassettesimo secolo che affermò "Cogito, ergo sum" tracciò una netta distinzione tra mente e corpo.

Per Descartes, la mente era una sostanza immateriale responsabile del pensiero razionale, dell'immaginazione, del sentimento e della volontà, mentre il corpo era legato alla sfera materiale.

Tutta la materia era completamente soggetta alle leggi della fisica, tranne il corpo che era influenzato anche dalla mente umana, o volontà, anche se è un'entità distinta.

Il dualismo mente-corpo di Descartes costituì per il pensiero occidentale il lavoro di preparazione alla separazione tra teologia e scienza, materialismo e spiritualismo, corpo e mente.

Egli sostenne la distinzione, nell'ambito della scienza, tra fenomeni fisici o malattie e quelle di natura mentale o emotiva.

L'idea di una separazione corpo-mente continua a esistere a un certo livello, ma è una distinzione che ha iniziato a sbiadire con il progresso della scienza e della medicina.

L'"unicità di corpo e mente" è, ad esempio,  un concetto centrale nel Buddismo.

Peri buddisti "corpo" indica i fenomeni fisici, che possono essere concretamente visti, mentre "mente" indica i fenomeni mentali e spirituali, come tali invisibili.

Unicità non significa che corpo e mente sono assolutamente identici.

È una traduzione di un termine giapponese che significa "non due", o non dualità, ed esso stesso è una contrazione di un termine più esteso dal significato di "due ma non due".

Questo significa che, mentre corpo e mente, fisico e spirituale, sono due classi di fenomeni distinte, sono anche aspetti di una stessa cosa: hanno entrambi origine nella comune radice della vita stessa, nella realtà ultima o legge della vita.

Quando ci dedichiamo a questa Legge attraverso la pratica buddista, attingiamo alla sorgente della forza vitale cosmica da cui derivano gli aspetti fisici e spirituali della vita.

In questo modo arricchiamo, armonizziamo e rivitalizziamo le nostre individualità fisiche e spirituali, i nostri corpi e le nostre menti.

Anche nel quotidiano assistiamo a numerosi esempi evidenti del legame tra mente e corpo.

Ad esempio, quando siamo sorpresi o impauriti, i nostri volti impallidiscono.

Questo avviene perché la paura provoca la compressione dei vasi sanguigni, diminuendo l'afflusso di sangue alla pelle. Inoltre, si pensa che lo stress emotivo contribuisca alla formazione di certi tipi di ulcere digestive.

Gli esempi sopra indicati illustrano come un mutamento spirituale può apportare un mutamento fisico.

Ma anche più immediati sono gli esempi in cui è un mutamento fisico a provocare un cambiamento nella mente o nello spirito.

Un semplice mal di denti può cambiare il nostro intero aspetto, rendendoci irritabili o persino intrattabili.

Un altro esempio evidente di cambiamento fisico con dirette conseguenze sullo spirito è l'assunzione di alcool: essendo una sostanza chimica che influenza direttamente il metabolismo del corpo, l'alcool può rendere estroversa una persona altrimenti timida, o anche conflittuale.

Il fatto è che ogni sentimento umano, ogni pensiero ha una sorta di manifestazione fisica, anche se limitato a un sottile mutamento elettrochimico nel cervello o nel sistema nervoso.

Il Buddismo sottolinea questo profondo legame fra l'aspetto fisico e spirituale della vita e che essi non possono essere curati distintamente ma nel loro insieme.

La cultura, ovviamente, incide molto nella concezione di rapporto tra mente e corpo.

Nel pensiero orientale, e specialmente negli insegnamenti della tradizione buddista, la mente ed il corpo non sono considerati entità separate, con le mente che influenza il corpo o viceversa: tra mente e corpo vi è un naturale interscambio che è considerato benefico per entrambe le realtà.

La spaccatura tra corpo e mente introdotta da Cartesio nel XVIII secolo ha condotto la medicina occidentale ad una pratica che spesso trascura l'influenza della mente sul corpo e del corpo sulla mente, ma ad oggi alcuni praticanti della meditazione occidentali hanno esplorato gli effetti dell'insegnamento della meditazione a persone ammalate, con l'intenzione di alleviare le loro sofferenze fisiche e mentali.

Il risultato ottenuto è degno di nota: il sollievo fisico e mentale è spesso una conseguenza, un "effetto collaterale" della pratica meditativa.

La medicina mente-corpo suggerisce un approccio più integrato, in cui vengono prese in considerazione sia le componenti fisiologiche della malattia mentale, sia le cause emotive della malattia fisica.

Ogni cosa in grado di influenzare la mente o il corpo può avere un impatto sulla malattia, a prescindere dalla categoria, fisica o mentale, in cui essa cade.

Una delle conseguenze della pratica meditativa come tecnica di guarigione è la scoperta che la divisione tra malattie fisiche e mentali è un'illusione e che la condizione del "corpo-mente" coinvolge una complessa interazione tra processi fisici e mentali.

Nella medicina tradizionale spesso l'aspettativa è quella di curare una determinata malattia, il che di solito vuol dire sradicarla, ritornando al "normale" funzionamento "sano". La "guarigione" invece, al contrario della "cura", non necessariamente comporta l'eliminazione della malattia, ma piuttosto il riportare l'intero organismo ad uno stato di completezza, ad un ripristino dell'equilibrio tra corpo e mente.

Questo può per esempio significare che la malattia stessa non è stata fermata o eliminata, ma che gli atteggiamenti e i modi di considerare la  malattia sono cambiati.

Ciò può dare alla persona malata nuove risorse, rendendo la sua vita soddisfacente e realizzata.

Sin dall'antichità, gli orientali hanno riconosciuto che il Corpo è parte della Natura e che l'uomo vive costantemente sotto l'influsso della Natura.

Nella natura esiste un ordine, un principio di flusso costante, in accordo con il principio fondamentale che il nostro mondo è in perenne mutamento.

Nella Filosofia Orientale, tale principio è noto come Teoria dello Yin e dello Yang.

I nostri corpi sono una cosa sola con l'Universo; il corpo e la terra non sono due entità separate.

Tutti i fenomeni nascono dal KI di Yin e Yang.

La logica che sottosta alla medicina cinese è che: "una parte può essere compresa solo in relazione al Tutto".

Questo modo di pensare ha in se il concetto olistico che considera l'organismo nella sua interezza, nel suo contesto ed in armonia con le leggi universali della Natura.

Espressione di tale logica è la teoria dello Yin e dello Yang, che si basa sulla concezione filosofica di due polarità complementari, dette Yin e Yang: opposti complementari che caratterizzano il concetto fondamentale del pensiero cinese.

In origine i termini Yin e Yang indicavano rispettivamente i fianchi in ombra e al sole di una montagna.

Gli archetipi dei due poli della natura furono rappresentati dai concetti di luminoso e oscuro, rigido e flessibile, sopra e sotto, ma anche da maschile e femminile.

Yang, il potere creativo, maschile, forte, era associato al Cielo, mentre Yin, l'elemento femminile, materno, buio, ricettivo era rappresentato dalla Terra.

Nel campo del pensiero, Yin è la mente femminile, intuitiva e complessa, Yang è l'intelletto maschile, lucido e razionale.

Yin è la quiete contemplativa del saggio, Yang la forte attività creativa del re.

Il carattere dinamico dello Yin e dello Yang è illustrato dall'antico simbolo cinese chiamato T'ai-chi T'u o "Diagramma della Realtà ultima".

Tale diagramma fornisce una simmetrica disposizione dell'oscuro Yin e del luminoso Yang. La simmetria non è statica, è rotazionale e richiama alla mente il divenire della realtà in un movimento ciclico e continuo. 

 I due punti nel diagramma rappresentano l'idea che ogni talvolta una delle due forze esprime il suo massimo, contiene già in se stessa il seme del suo opposto. La coppia Yin e Yang è il grandioso motivo conduttore che influenza i sistemi vitali.

Yin e Yang si creano a vicenda, possono essere distinti l'uno dall'altro, ma non separabili.

Dipendono l'uno dall'altro, si richiamano e si definiscono a vicenda.

L'attività Yang del corpo è nutrita dalla sua forma fisica Yin, la forma fisica è creata e mantenuta in esistenza dall'attività del corpo.

Yin e Yang si controllano reciprocamente: se la Yin è in eccesso, lo Yang sarà carente e viceversa.

La medicina cinese si basa sull'equilibrio di Yin e di Yang a livello del corpo umano ed ogni malattia è considerata la rottura di tale equilibrio.

Il corpo è diviso in parti Yin e parti Yang.

In generale, l'interno del corpo è Yang, la superficie del corpo è Yin, la parte anteriore è Yin, il dorso è Yang.

Lo Yin e lo Yang del corpo sono talvolta descritti metaforicamente come l'Acqua e il Fuoco del corpo.

Le malattie caratterizzate da debolezza, lentezza freddo e inattività sono Yin; quelle che manifestano forza movimento, iperattività e calore sono Yang.

All'interno del corpo vi sono organi Yin e organi Yang.

L'equilibrio tra tutte queste parti è mantenuto da un flusso continuo di KI o energia vitale, lungo un sistema di meridiani che contengono i punti di stimolazione dell'agopuntura.

Ad ogni organo è associato un meridiano in modo tale che i meridiani Yang appartengano ad organi Yin e viceversa.

Ogni volta che si blocca il flusso tra Yin e Yang, il corpo si ammala e la malattia viene curata inserendo degli aghi nei punti d'inserzione dei meridiani.

Tale pratica è chiamata agopuntura e serve a stimolare e ristabilire il flusso del KI.

L'onnipresente influenza della teoria Yin-Yang nella Cultura e nel Pensiero cinese consente una spiegazione e una concezione diversa degli eventi rispetto a quella occidentale.

L'idea di rapporto causale, centrale per il Pensiero occidentale, è quasi assente nel pensiero cinese.

Questo mostra come la diversa cultura influisca in modo sostanziale anche nel diverso approccio alla realtà e alla diversa concezione del rapporto mente corpo.

Come si può ben notare, alcune culture danno maggiore importanza a quegli sport in cui predomina l'aggressività, vista come mezzo per scaricare la tensione ed eliminare lo stress, altre, invece, ritengono più efficaci discipline che consentono di entrare in contatto e di comunicare con il proprio corpo, come lo yoga ad esempio.

Ed a mio parere sono proprio l'educazione ed il tipo di cultura a determinare questo differente approccio.

 

2. Uno sport praticato a livelli olimpici richiede determinazione e tanto allenamento oltre al talento. Quanto incide lo stato psicologico e come influiscono lo stato e la preparazione "mentale" sui risultati dell'atleta?

 

Gli atleti che praticano sport a livello olimpico o comunque professionale sono ben consapevoli di quanto influiscano lo stato e la preparazione ai fini di un buon risultato sportivo.

Ovviamente non basta essere preparati psicologicamente perché l'allenamento fisico ha un ruolo preponderante, ma senza un'adeguata preparazione mentale si rischia addirittura di compromettere l'esito della prova fisica.

Recenti studi hanno stabilito che la componente psicologica corrisponde al 15% della preparazione generale dell'atleta.

In particolare Carlo Simionato, protagonista della velocità pura nell'atletica italiana e oggi preparatore atletico di calcio, ritiene che l'efficacia della prestazione dipenda per il 70% dalla preparazione tecnica, per il 15% dalla preparazione atletica e per il rimanente 15% dalla preparazione psicologica.

Lo sport è anche gioco della mente, della concentrazione, del ragionamento...

La preparazione mentale dell'atleta ha una notevole responsabilità rispetto alla prestazione quasi al pari della preparazione atletica: "mente e corpo sono un tutt'uno nello sferrare il colpo".

Sono state individuate nove abilità mentali che, se ben orientate, permettono all'uomo di fare un positivo allenamento mentale al fine di ottenere ottimi risultati nello sport e nella vita.

Esse sono state codificate con i seguenti termini: peak performance, aspettativa di efficacia, goal setting, self talk, abilità immaginativa, concentrazione, arousal, stress.

- La peak performance è una condizione psico-fisica particolare in cui la prestazione sembra fluire senza sforzo in maniera conforme e talvolta di gran lunga superiore alle aspettative.

- L'aspettativa di efficacia (self-efficacy) è la fiducia che l'atleta ripone nelle proprie capacità di affrontare una specifica situazione competitiva.

- Il goal setting o formulazione di obiettivi è un momento fondamentale di ogni preparazione.

  L'obiettivo consente di individuare precisi riferimenti di confronto e di impegnarsi in maniera specifica per acquisire la padronanza delle competenze necessarie per lo svolgimento del compito, ricavandone sensazioni di successo.

  Sia nel lavoro che nel contesto sportivo la formulazione di obiettivi concreti e raggiungibili si è rivelata una valida strategia in grado di influenzare positivamente la prestazione di atleti di varie età e livello.

  Oltre ad agire in termini motivazionali, la consapevolezza dei propri obiettivi produce ulteriori benefici: aiuta a migliorare prestazione e qualità dell'allenamento, accresce motivazione intrinseca al successo, soddisfazione e fiducia nelle capacità personali; contribuisce, inoltre, a rendere l'allenamento più stimolante esplicando le aspettative.

- Il self talk significa parlare a se stessi.

  Normalmente ogni individuo passa una grande quantità di tempo a parlare a se stesso.

  Non sempre vi è la consapevolezza di questo dialogo interiore molto personale e del suo contenuto; ciononostante i pensieri sono in grado di influenzare direttamente le sensazioni, le azioni e più in generale il modo soggettivo di concepire e vedere il mondo.

  Ma se da un lato pensieri positivi stimolano sentimenti di adeguatezza al compito e facilitano di conseguenza una buona prestazione, dall'altro pensieri inappropriati e negativi suscitano percezioni di inadeguatezza e apprensione che condizionano sfavorevolmente l'esito delle attività anche in ambito sportivo.

  E' importante quindi giungere ad una tecnica per il controllo di pensieri incrementando apprendimento di abilità, stimolazione di emozioni positive, incremento della fiducia in sé, la capacità di dirigere e mantenere l'attenzione sugli obiettivi e sugli elementi importanti escludendo quelli irrilevanti e disturbanti.

- Abilità immaginative

  La pratica mentale è alla base di varie modalità di allenamento mentale.

  La pratica mentale, cioè il "pensare" ripetutamente a un'attività è variamente denominata come mental practice, mental rehearsal, mental imagery, allenamento ideomotorio, ecc.

  E' la capacità di anticipare, rivedere, correggere la prestazione e per prepararsi al meglio alla gara.

  Le immagini sono sostanzialmente di tre tipi:

1) riproduttive, quando evocano un atto già eseguito;

2) creative, quando rappresentano un comportamento non ancora effettuato;

3) emotive, quando evocano sensazioni collegabili indirettamente con un movimento (la rapidità di una saetta, la forza di un elefante...).

  L'allenamento ideomotorio comprende tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha una autorappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata, precisata, senza che si abbia una esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti parziali o globali.

Per una prestazione sportiva, inoltre, sono fondamentali il possesso delle abilità atletiche ed il controllo dei processi cognitivi.

Interessante è la procedura di preparazione mentale conosciuta come Visual-Motor Behaviour Rehearsal (VM BR) ovvero ripetizione visiva e motoria del comportamento.

Il VMBR è un programma che aiuta a superare stress, blocchi emozionali ect, e ad incrementare le prestazioni tecniche di rilassamento e visualizzazione.

Questa tecnica multimodale, proposta da Richard M. Suinn nel 1972 ,venne inizialmente elaborata ed applicata in un contesto clinico, come intervento terapeutico per affrontare situazioni di stress, superare blocchi emozionali e consolidare percezioni di competenza e fiducia nelle capacità personali .

In campo sportivo, invece, il VMBR venne applicato inizialmente con sciatori per incrementare la prestazione mediante tecniche di rilassamento e visualizzazione.

Attraverso immagini vivide e realistiche gli atleti erano guidati a rilevare e correggere gli errori rallentando i movimenti e sostituendo il gesto sbagliato con quello esatto; le visualizzazioni, inoltre, servivano ad anticipare mentalmente la gara per prepararne i vari momenti.

Il VMBR è stato successivamente applicato in diversi sport, quali nuoto, atletica, karate, pallacanestro tiro, e con atleti di differente livello tecnico.

Gli atleti sono portati a vivere il VMBR come una esperienza sensoriale totale, che replica le sensazioni visive, tattili, propriocettive, uditive, fisiologiche e persino emozionali della prestazione.

La validità del VMBR sembra risiedere in due ragioni:

1) nei correlati neuromuscolari che la tecnica attiva (ogni volta che il movimento è immaginato il corpo replica l'esperienza);

2) nei contenuti delle visualizzazioni (una specie di programmazione psicofisica del movimento attraverso l'immaginazione).

L'imagery in condizioni di rilassamento può fornire una copia vivida e ben controllabile della prestazione, anticipando e preparando il movimento reale: è come se l'atleta, allenandosi mentalmente, stesse realmente eseguendo.

Il VMBR è utilizzabile per acquisire e perfezionare la tecnica, trasferire gli apprendimenti dall'allenamento alla gara, conseguire un livello di rendimento elevato e costante, identificare e correggere gli errori, prepararsi anche ad eventi improbabili, allenare la concentrazione, gestire lo stress, aumentare la fiducia nelle proprie capacità. 

Suinn ha inserito il VMBR all'interno di un programma generale di mental training presentato in un manuale pratico ("Seven steps to peak performance") indirizzato direttamente agli atleti.

Le sette tappe che contribuiscono all'incremento della performance comprendono  esercitazioni e strumenti di autovalutazione per identificare i punti su cui soffermarsi maggiormente e sono:

1) allenamento al rilassamento

2) gestione dello stress.

3) controllo dei pensieri, attraverso due modalità: utilizzo dei pensieri negativi in maniera positiva e controllo dei pensieri negativi.

4) autoregolazione. Per sviluppare nell'atleta la sensazione di essere completamente a proprio agio, pronto fisicamente e mentalmente per la prestazione

5) rehearsal mentale (VMBR).

6) concentrazione.

7) controllo delle energie. Nell'ultimo passo l'atleta è condotto ad acquisire la consapevolezza dell'energia presente nel corpo e la capacità di utilizzarla pienamente.

L'energia può essere percepita, in stato di rilassamento, prestando attenzione al respiro (in particolare alla fase inspiratoria), al senso di calore derivante dalla circolazione sanguigna, alla presenza di altri segnali corporei (ad esempio, formicolii) durante la distensione.

 

Aver voglia di vincere non significa voler distruggere l'avversario, bensì essere in grado di convogliare tutte le risorse fisiche e psichiche verso la propria affermazione.

Non vuole dire neppure fare esclusivo affidamento su di essa, quasi fosse una sorta di strumento magico: la voglia di vincere rappresenta una molla importante se utilizzata e correttamente dosata dall'atleta consapevole di poter contare su di sé.

In altri casi può costituire un generatore di tensione e favorire invece un fallimento.

 Il vincente è colui che

- è in grado di apprezzare i successi e di apprendere anche dalle esperienze negative,

- ha una buona stima di sé,

- ha costanza negli allenamenti

- ricerca il successo e non tenta solo di evitare gli insuccessi,

- è consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti,

- in gara è sufficientemente flessibile e in grado di modificare la sua tattica rispetto agli imprevisti

- è orientato allo scopo, si propone mete reali, ha buone capacità di concentrazione ed è selettivo rispetto agli stimoli rilevanti

- ha buona disponibilità alla collaborazione, tanto con l'allenatore quanto con eventuali compagni di squadra

- non si scoraggia di fronte a situazioni avverse.

 

Probabilmente non esiste uno stereotipo del vincente, ma alcuni punti certi predisponenti al successo sono un buon livello di autostima, una sufficiente fiducia in sé e la possibilità di vivere, quale attore consapevole, le proprie azioni.

Oggi si è maggiormente consapevoli di questo stretto rapporto tra mente e corpo, quindi tra preparazione fisica e mentale, e sono stati sviluppati alcuni metodi atti ad incrementare e favorire una preparazione mentale adeguata.

Il coaching, ad esempio,  è una nuova professione approdata anche in Italia da qualche anno.

Nata negli Stati Uniti alla fine degli anni '80, ha avuto un notevole sviluppo soprattutto in Gran Bretagna, USA e Australia.

Esistono quattro tipi di coaching e di coach:

1. il Personal Coach (che lavora su obiettivi personali),

2. il Business Coach (che lavora su obiettivi aziendali e imprenditoriali),

3. il Career Coach (che aiuta un cliente nella fase di cambiamento o scelta di lavoro),

4. il Coach Sportivo (che aiuta gli atleti dal punto di vista della preparazione mentale per ottenere performance sportive d'eccellenza).

Il coaching è una metodologia all'avanguardia nell'area della formazione individuale e consiste in un processo di training personalizzato, svolto da professionisti esperti di gestione e sviluppo delle risorse umane e destinato a persone che mirano a gestire meglio il loro lavoro, la loro vita, nonché a crescere sul piano personale e professionale.

Il coach, nel linguaggio sportivo, è colui che allena, colui che tiene sotto controllo e migliora costantemente le performance degli atleti.

Usando una metafora, potrei affermare che un coach è come un tassista: Ti prende in un punto x (dove sei attualmente) e Ti conduce in un punto z (dove Vuoi arrivare). In pratica, Ti aiuta a definire, nei minimi particolari quali sono i Tuoi obiettivi, Ti aiuta a capire se sono credibili ed in linea con i Tuoi valori e poi Ti insegna come poterli raggiungere usando le Tue capacità e fornendoti gli strumenti per valorizzarle ed ottenere di più.

Un buon coach, lavora con Te… non al Tuo posto.

Un buon coach "non pescherà mai il pesce al tuo posto, ma ti insegnerà a pescare".

E' nella natura degli uomini voler perseguire di più, essere di più.

Un coach personale, o "Personal Coach" fa emergere cosa vuol dire per Te "vincere" nella vita e Ti chiede l'impegno necessario per arrivarci.

Il Coach Ti aiuta a definire meglio ciò che vuoi e come fare per poterlo ottenere.

L'importanza della preparazione mentale è messa in evidenza anche da molti professionisti.

Ad esempio ecco un estratto dell'introduzione di Beppe Signori, più volte capocannoniere del campionato di calcio di Serie A, al libro "Allenamento Mentale per gli sportivi" di Ted Garratt:

 

"Per essere un campione bisogna aver testa. Serve sicuramente allenamento, serve spirito di sacrificio, ma questo vale poco senza saper come gestire emozionalmente i momenti decisivi. Oggi in Italia si lavora molto sull'allenamento fisico e tecnico. Quello che serve è affiancare a questi quello mentale. La capacità di concentrarsi, di focalizzare l'attenzione su ciò che conta, di evitare le distrazioni è fondamentale per utilizzare al massimo le proprie capacità. Tutti i grandi campioni sono tali proprio grazie alla loro capacità di essere al meglio nei momenti difficili e decisivi. Gli sportivi sanno che l'aspetto psicologico incide fortemente sui risultati che otteniamo, nonostante questo si dedica ancora poco tempo ad allenare la mente….."

 

La preparazione mentale è fondamentale in tutti gli sport.

Qualsiasi sport si faccia o si voglia praticare a certi livelli, oltre ad allenare il fisico ed apprendere la tecnica, bisogna costantemente "Allenare la mente".

I più grandi atleti del mondo, prima ancora di vincere sul campo vincono nella loro testa.

Sanno bene quanto sia importante per loro credere e nutrire il loro "Gioco Interiore" con continue "iniezioni" di ottimismo e positività. 

Qualsiasi tipo di sport pratichino, siano essi un campione americano del passato come "Mark Spitz", un nostrano come "Juri Chechi" o un grande campione di calcio, di un passato più vicino, come "Giuseppe Signori".

Tutti questi campioni, vecchi ed attuali, oltre al fisico ed alla tecnica (importantissimi) allenano la mente: la leva più determinante per la vittoria.

La comunicazione è uno degli aspetti più importanti della nostra vita, infatti, è quello strumento che ci permette di entrare in relazione con l'ambiente che ci circonda e di trasmettere alle altre persone il nostro "modello del mondo".

La comunicazione è anche uno degli aspetti più trascurati nella sua complessità strutturale: ben il 93% della comunicazione umana è di natura non verbale e quindi, governata da processi che sono appannaggio delle strutture più profonde della personalità.

Dunque, la capacità di rendere i nostri messaggi incisivi e penetranti e quella di interpretare correttamente i bisogni dei nostri interlocutori, entrando facilmente in sintonia, rappresenta un potentissimo strumento di lavoro.

Noi usiamo la comunicazione rivolta anche verso noi stessi, per comunicare con la nostra "mente" e dirci che "possiamo o non possiamo" fare qualche cosa. Per dirci se "crediamo o non crediamo" in noi stessi.

Per dirci se la nostra autostima ci "piace o non ci piace".

Insomma, attraverso le "PAROLE" ed il "PENSIERO" noi influenziamo continuamente le nostre credenze, le nostre motivazioni ad agire e, naturalmente, la nostra autostima.

Anche nelle situazioni di ogni giorno possiamo notarlo.

A me è capitato di concentrarmi e di cercare di entrare in sintonia con il mio corpo durante esercizi fisici e mi sono resa conto che cambia completamente il valore di ciò che si sta facendo.

Non solo, cambiano anche i risultati sportivi, perché aumenta la consapevolezza delle proprie capacità, ed aumentano anche la stima e la fiducia in sé stessi.

L'allenamento mentale serve a vivere virtualmente l'evento sportivo, considerando sia i vari aspetti fisici e gesti motori, che quelli psicologici che interverranno in quel momento.

E' una preparazione ulteriore perché a prescindere dalle doti e dalle capacità motorie, l'aspetto psicologico non va sottovalutato perché, se non curato, potrebbe compromettere la prestazione.

 

 

3. Un successo olimpico potrebbe essere paragonato all'estasi, alla massima realizzazione dell'individuo, ma in questo caso il corpo non verrebbe considerato solo come strumento?

 

Lo sport può essere considerato come un hobby,  come un'attività indispensabile per tenersi in forma, come un mestiere…

Tuttavia, analizzando ciò che si fa quando si pratica uno sport e ragionando sui meccanismi che agiscono nel momento in cui pratichiamo uno sport in modo intelligente, ci rendiamo conto che lo sport non può essere minimizzato in questo modo.

E' vero, lo sport aiuta a tenersi in forma, può essere un mestiere, può essere un'attività da svolgere nel tempo libero…ma non è solo questo!

E' un'attività che ci fa entrare in contatto con il nostro corpo, che ci porta ad un benessere psico fisico che, in alcuni casi, può essere definito "estasi".

Della nostra essenza noi vediamo solamente la parte materiale, corporea, ma dentro di noi c'è anche una parte spirituale, fondamentale, ed il benessere deriva proprio dall' equilibrio tra queste due componenti.

Il corpo non è solo uno strumento.

Non si può pensare di migliorare il proprio corpo svolgendo un'attività mirata e modellandolo a nostro piacimento perché il risultato che otterremo non sarà quello desiderato.

La bellezza del corpo deriva dall'armonia tra corpo e mente.

Il corpo non è una macchina, uno strumento da sfruttare senza entrare in sintonia con esso.

Una volta capito come funziona ed una volta imparato ad ascoltare il proprio corpo si noteranno effetti straordinari.

Molti campioni dichiarano di provare delle fortissime emozioni durante la performance sportiva che non hanno niente a che vedere con le sensazioni provate in tutti gli altri momenti della loro vita.

Secondo alcuni, indipendentemente dal fatto di essere dilettanti o campioni mondiali, la forma di valutazione del successo non sta nelle misure della performance, ma in quello che si è sttai in grado di sentire durante la performance!

Alcuni quotidiani riportano, invece, queste parole "Nella sua prima apparizione in Coppa del Mondo nel 1958 - che la sua squadra vinse grazie a lui- Pelè sentiva di "aver giocato tutta la partita in una sorta di trance, come se il futuro si dispiegasse di fronte ai suoi occhi disinteressati".

Alcuni potrebbero pensare che l'esperienza di estasi attribuita dai giornalisti e dagli spettatori agli atleti è semplicemente una proiezione.

Ma per gli atleti questi momenti sono estremamente reali.

Francis Tankerton dice di giocare a football per un solo motivo: "Lo amo, nulla nella mia vita può essere raffrontato alle estasi che questo gioco mi da."

Altri affermano che, mentre sciano, gli atleti possono sperimentare "il momento magico quando sono esattamente sul punto, quando ogni cosa trova il suo posto e la sola sensazione che hanno è l'estasi di ciò che stanno facendo. Lo sciatore, gli sci e il cielo sono tutt'uno."

Da alcune ricerche effettuate, è anche emerso che un lato comune in tutte le esperienze estatiche era l'aumento dell'energia.

Infatti l'estasi implica o un'attività o l'impulso per un'attività…

E può esplicarsi sia in una sorta di sfogo energetico (gridando, saltando, camminando, correndo) sia  più tranquillamente attraverso il sorriso o la presenza.

Uno degli eventi più comuni che porta all'estasi, sempre secondo i dati emersi da ricerche effettuate a questo proposito, è il successo in un evento sportivo.

Come tutte le emozioni non è semplice da spiegare, ma ciò che è certo è che solo chi ascolta e capisce il proprio corpo può provare queste sensazioni, a quanto pare straordinarie.

Pur non essendo dei campioni, quasi tutti abbiamo praticato almeno uno sport nella vita.

Alcuni vedono nello sport la loro passione e non è difficile pensare come un successo in questo ambito possa essere gratificante ed emozionante.

Anche se praticato a livelli non agonistici, anche se non si è brillanti nello sport che si sta praticando, la fatica, l'impegno, lo sforzo di migliorare per ottenere dei risultati fanno sì che nel momento del conseguimento dell'obbiettivo ci si senta totalmente realizzati.

Tre anni fa ho deciso di giocare a calcio in una squadra femminile.

Non seguo in  modo particolare questo sport ma volevo provare qualcosa di nuovo e volevo dimostrare a me stessa e a chi non credeva in me che potevo farcela.

Inizialmente ero un disastro…non riuscivo neanche a tenere la palla tra i piedi…

Però eravamo iscritte ad un torneo e le partite dovevamo affrontarle lo stesso!

Tutti gli errori erano motivo di crescita perché da quelli imparavo come mi sarei dovuta comportare in situazioni che ancora non conoscevo bene.

Quando finalmente sono riuscita a portare a termine un'azione e sono riuscita a segnare il mio primo goal, mi sentivo finalmente realizzata.

Sentivo che ero riuscita, finalmente a mettere in pratica quelli che, a prima vista, potevano sembrare inutili esercizi sconnessi l'uno dall'altro.

Invece una volta capito il meccanismo anche io ce l'ho fatta, e nonostante fossi una delle più piccole della squadra mi sono sentita la più grande!

Spiegare cosa sentivo dentro di me è impossibile…definirla soddisfazione sminuisce la sensazione che ho provato...

Diciamo che è più o meno ciò che si prova quando si lavora tanto e ci si impegna a fondo e si ottiene ciò che si è sempre desiderato, grazie solo alle proprie forze…

Ecco, forse questo può rendere un po' l'idea di quel momento di "estasi", in cui sembra di essere soli e tutto l'universo intorno non conta niente…in cui ci sei solo tu, la tua soddisfazione ed il "tuo"momento.

 

4. Alcuni ritengono che la perfezione dell'anima corrisponda alla perfezione del corpo e vivono secondo un vero e proprio culto basato su questo apparente dualismo. Come concepiscono questo delicato e perfetto equilibrio tra due componenti del nostro essere così diverse ed apparentemente distinte e lontane tra loro?

 

Soprattutto nel mondo orientale, si ritiene che la perfezione sia raggiungibile esclusivamente mediante il raggiungimento dell'equilibrio tra anima e corpo.

Bisogna, innanzitutto, cercare di eliminare i conflitti che abbiamo dentro di noi, che portano sofferenza a noi e agli altri a causa delle forti tensioni mentali: aggressività, paura, ansia, stress, egoismo, gelosia, invidia, odio, insoddisfazione.

Poiché ogni nostra azione è guidata da un preciso stato interiore, portando più pace nella nostra mente, possiamo diffondere la pace nel mondo circostante.

La pace e' uno stato di coscienza superiore, non consiste soltanto nel sentirsi bene, calmi e senza preoccupazioni per un momento, ma è qualcosa di molto più profondo e prezioso.

E' un'armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l'uomo: lo spirito, l'intelletto, il cuore, la volontà e il corpo fisico.

Purtroppo in questo mondo è molto più facile essere agitati e nervosi che calmi e sereni; nella nostra cultura, come dice la Montessori, "manca il concetto stesso della pace", motivo per cui siamo soliti definirla solo in negativo, come "assenza di guerra".

Fin da bambini siamo stati riempiti di migliaia di informazioni, ma nessuno ci ha mai insegnato come essere in pace e vivere serenamente.

Abbiamo imparato di tutto, tranne che un metodo per essere soddisfatti e felici.

Così la maggior parte di noi cerca per tutta la vita pace e felicità in una persona, nel successo, nei soldi.

Il risultato di questa ricerca volta solo all'esterno è che ogni volta rimaniamo delusi, insoddisfatti.

Solo quando decidiamo di guardare dentro di noi per rilassare le tensioni del corpo e della mente, invece di voler continuamente cambiare e controllare gli altri, troviamo vera gratificazione e soddisfazione.

Dobbiamo invertire la rotta da ossessiva ricerca di appagamento in futili valori esteriori, e individuare le nostre reali esigenze mediante l'ascolto della voce interiore.

Un metodo efficace e raccomandato dai Maestri è la pratica quotidiana della meditazione, ovvero dei momenti di centratura in se stessi, di silenzio e di ascolto interiore nei quali la porta del nostro cuore-centro si apre per mostrarci la nostra vera natura facendoci entrare in contatto con il proprio Sé.

Il Sé è il nostro corpo Spirituale, è la sede della saggezza, della conoscenza, della capacità di discernimento, della creatività e dell'amore incondizionato.

Le nostre tensioni, del corpo e della mente (paura, stress, ansia, attaccamento, rabbia, egoismo, insoddisfazione) oscurano ciò che da sempre siamo: luce, amore, saggezza.

Dobbiamo imparare a rilassare queste tensioni, causa della nostra sofferenza, ed entrare in uno stato mentale, libero da conflitti, ansie e paure, proprio della meditazione.

Educazione alla pace interiore è dunque imparare a rilassare gli attriti fisici (stanchezza, debolezza, dolori e contratture muscolari, irrigidimenti) e quelli mentali (insoddisfazione, paura, gelosia, avidità, aggressività, odio, stress, ansia, egoismo).

Il vero rilassamento infatti non è solo quello del corpo, ma soprattutto quello che ci libera da quelle fonti di disarmonia che sono la causa di grandi sofferenze per noi e per gli altri.

La sofferenza non è comunque una dimensione da rifuggire e da combattere, può essere un grande strumento di crescita e di trasformazione se riusciamo a prendere le distanze da essa e a diventare spettatori del nostro dolore: quando cioè pur vivendolo intensamente non ci facciamo travolgere dal corpo emozionale, ma riusciamo a tenerci ben ancorati al Sé, ringraziando per la prova che ci viene data.

Educazione alla pace interiore si può paragonare ad un vero e proprio training, quindi sono necessarie una buona motivazione ed una tenace costanza.

Educazione alla pace interiore è imparare a scegliere i pensieri positivi, quelli cioè che non danneggiano né noi né altri, e lasciare andare quelli negativi che sono causa di conflitti fisici e mentali.

Lo yoga è un degli sport più praticati per raggiungere l'equilibrio tra mente e corpo.

Yoga, infatti, significa unione tra mente e corpo tra pensiero e azione per il raggiungimento della totale armonia e del più complesso benessere.

Comprende un insieme di esercizi fisici abbinati a tecniche respiratorie, di concentrazione e di meditazione in grado di migliorare le prestazioni fisiche e mentali di ciascun individuo.

Il Kung Fu, invece,  rappresenta il concetto orientale dell'arte intesa come mezzo trascendente per il raggiungimento della perfezione.

Secondo la concezione orientale, un organismo in equilibrio è in salute; corpo e mente sono strettamente legati, quindi da un corpo in equilibrio ne deriva una mente serena ed equilibrata.

Il Tcc Chi kung, infine, armonizza corpo, mente e spirito.

È considerato una forma di meditazione in movimento: placa la mente, la rende lucida ed attiva.

Esperimenti scientifici effettuati negli Stati Uniti, pubblicati sulle principali riviste mediche specializzate, certificano che la pratica costante del TCC CHI KUNG rafforza il sistema immunitario, porta ad un abbassamento del colesterolo, della pressione sanguigna e di oltre il 50% la probabilità di cadute per le persone di età superiore ai 65 anni.

Oltre all'esempio di queste discipline, tipicamente orientali, possiamo prendere in considerazione la Psicosomatica, cioè lo studio delle interazioni mente-corpo. 

Secondo la psicosomatica non esiste disturbo somatico che non abbia riverberazioni di tipo emotivo.

Anche un trauma fisico condensa emozioni e riorganizza tutto il nostro bagaglio di esperienze emotive, di credenze e di aspettative.

Non c'è pensiero o emozione che non si ripercuota sul corpo, dai livelli più superficiali a quelli più profondi.

Tuttavia l'idea di "Corpo" come "intelligenza" attiva, come "linguaggio", come punto di incontro fra interno ed esterno, fra pensiero e azione, manca tanto alla Psicologia quanto alla Medicina.

La ritroviamo nei modelli terapeutici orientali che si occupano del corpo all'interno di paradigmi energetici: non c'è corpo che non sia abitato di energia e l'energia in tali modelli è concepita come una forma di intelligenza.

 La Medicina Orientale non si interessa particolarmente ai rapporti causali tra eventi che determinano una patologia, ma presta piuttosto attenzione alla sincronia di cose ed eventi.

Tale modo di pensare viene definito correlativo: l'individuo sano e la società sana sono parti integranti di un ordine strutturato e la malattia è considerata come il risultato di una disarmonia a livello individuale e sociale.

In quest'ottica, il termine sincronia significa il rapporto temporale tra più eventi, azioni e funzioni, che diventano la "misura" della salute.

I singoli organismi interagiscono e comunicano fra loro coordinando i loro ritmi ed integrandoli con quelli più ampi dell'ambiente che li circonda.

Essere sani significa essere in sincronia con se stessi e col mondo circostante.

Il processo di guarigione si manifesta grazie al sistema mente/corpo, mediante un atteggiamento positivo e fiducioso da parte del paziente, mentre il terapeuta avrà la funzione di ridurre lo stress eccessivo, di "irrobustire" il corpo e di incoraggiare il paziente a sviluppare fiducia in se stesso.

Lo possiamo notare anche nella nostra quotidianità come e quanto la mente ed il corpo siano collegate.

Quando non si sta bene fisicamente neanche la mente riesce ad essere produttiva come al solito e quando abbiamo dei problemi psichici il corpo non è in armonia con la mente.

Però purtroppo non tutti riescono a cogliere questo profondo legame e vivono in modo sbagliato il rapporto con il proprio corpo, inteso sia come fisicità che come anima.

 

Fonti:

www.benessere.com

www.wikipedia.it

www.unikosmo.it

www.sgi-italiaorg

www.lifegate.it

 

Ricerca di Francesca Caputo

classe VG (11/05/09)

 

Domande:

1) Lo sport, manifestato con le Olimpiadi, è un mezzo veramente utile e importante per trasmettere alle nuove generazioni alcuni valori come la disciplina, l'amicizia, il rispetto per le regole…

Lo sport quindi potrebbe essere utilizzato per eliminare le discriminazioni che stanno diventando sempre più presenti…A partire dalle Olimpiadi di Berlino del 1960 si è constatata una preoccupante crescita delle discriminazioni razziali e sessuali ai danni di atleti che spesso si sono visti negare la partecipazione alle gare e agli eventi sportivi. Qual è l'origine di queste discriminazioni? Nello sport non dovrebbe essere presa in considerazione solo la bravura e la capacità di ogni singolo atleta a prescindere dal colore della pelle e della sua nazionalità?

2) Ai Giochi Olimpici le donne non possono gareggiare in tutti gli sport; non è anche questa una forma di discriminazione? Se una donna decide di dedicarsi ad uno sport con passione e determinazione perché non può confrontarsi con gli atleti? E' forse una discriminazione a carattere misogino?

3) Da un sondaggio effettuato dal Times è emerso che molti atleti considerano le paralimpiadi superflue e dedicate ad una "razza a parte". Senza dubbio in questa affermazione è evidente una chiara discriminalizzazione ai danni di persone che pur affette da gravi handicap dimostrano una grande voglia di vivere e continuare a gareggiare sia pure in maniera diversa. Perché allora non devono essere considerati degli atleti a tutti gli effetti se come gli altri si mettono in gioco, corrono, saltano, vincono e perdono come succede in tutti gli sport?

 

Risposte:

Lo sport, manifestato nei Giochi Olimpici è prima di tutto rispetto per sé stessi e per gli altri, è la capacità di riconoscere i propri limiti e imparare a superarli con il lavoro. Lo sport è amicizia e solidarietà.

Purtroppo tutto ciò iniziò a cambiare a partire dal 1936 con le Olimpiadi di Berlino: furono innanzitutto un gigantesco spettacolo messo in atto dai nazisti per impressionare gli altri Paesi: assistiamo infatti ad un gigantismo architettonico delle strutture sportive che si richiamano al classicismo dell' antica Grecia, le manifestazioni sportive sembrano parate militari…Contemporaneamente alle Olimpiadi di Berlino del '36 assistiamo agli episodi di grave discriminazione e persecuzione. Infatti con le leggi di Norimberga del 1935 la maggior parte dei cittadini ebrei tedeschi non sono più considerati cittadini tedeschi e vennero deportati e isolati nei campi di concentramento. E' importantissimo sottolineare come le Olimpiadi, gara sportiva per eccellenza, coincida con la discriminazione degli atleti ebrei tedeschi, espulsi da tutte le discipline sportive e non ammessi a gareggiare per la Germania ma solo per altri Paesi. Il destino degli atleti ebrei, fortemente discriminati per motivi razziali, sembra avere diversi punti in comune con la sorte degli atleti afroamericani. Ricordiamo a questo proposito l' atleta Jesse Owens che dopo aver vinto alle Olimpiadi di Berlino, Hitler si rifiutò di stringere la mano al campione africano. Tanti altri sportivi tedeschi e non, di origine ebraica, grandi campioni nelle loro discipline, furono invece discriminati per motivi razziali, in quanto considerati non ariani e pertanto espulsi da tutte le associazioni e squadre sportive.

Oggi, la Carta Europea dello Sport, redatta a Rodi nel 1992 stabilisce la non discriminazione sportiva, ovvero: "L'accesso agli impianti o alle attività sportive sarà garantita senza alcuna distinzione di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche, origine nazionale o sociale, appartenenza ad una minoranza nazionale, ricchezza, o qualsiasi altro status". Purtroppo questo articolo non è stato rispettato del tutto, perché anche se la situazione per fortuna è cambiata rispetto alle Olimpiadi del 1936, gli atti discriminatori continuano ad esistere. Un esempio è proprio l'omofobia che nello sport è una discriminazione ordinaria. Nel mondo dello sport infatti l' omofobia regna sovrana perciò le difficoltà non mancano per quei rari atleti che dichiarano pubblicamente di essere gay o lesbiche, proprio per questo motivo gli sportivi non  si dichiarano, perché temono di essere rifiutati dai colleghi. In seguito a questo fatto in 21 Paesi dell' Unione Europea è attiva la Federazione Eurogames: è una competizione vera e propria in cui gli atleti si affrontano in 28 discipline diverse. Questa Federazione cerca di lottare la discriminazione, incoraggiando l'integrazione e l'emancipazione degli omosessuali nello sport. A mio avviso la creazione degli Eurogames se da una parte è positiva, dall'altra è profondamente negativa in quanto esiste solo perché la gente rifiuta la diversità. Secondo me nello sport si deve vedere la bravura del singolo atleta, non badando alle sue inclinazioni sessuali; se si è arrivati al punto di creare un' associazione a parte è preoccupante, questo vuol dire che la situazione sta degenerando.. Ognuno per sollevare questa situazione dovrebbe mettere da parte il razzismo, lasciando spazio alla capacità e all'entusiasmo dell'atleta.

Per quanto riguarda  le donne, fecero la loro comparsa per la prima volta nelle Olimpiadi di Stoccolma del 1912. Gli atleti sono 2437 e per la prima volta 55 donne sono ammesse ufficialmente. Durante il corso degli anni le donne hanno ben presto affermato sempre di più la loro determinazione, hanno sempre gareggiato lealmente ma nonostante ciò sono rimaste escluse da alcuni giochi come per esempio a boxe. Da un recente sondaggio anche la boxe femminile potrebbe essere inserita nel programma olimpico di Londra 2012, bisogna aspettare solo la risposta della Federazione Mondiale del Pugilato. A mio avviso l'enorme potenzialità di una donna non deve essere sottovalutata quindi hanno diritto come gli uomini a gareggiare nella boxe perché dalle donne si può trarre un grande insegnamento. La discriminazione riguardante le donne anche se differente rispetto a quella razziale è pur sempre presente nello sport; ne è testimone Elsa Caputo, una campionessa di carabina che è stata esclusa dalle Olimpiadi di Pechino perché è una donna. Un altro atto di discriminazione può essere visto nella decisione della Commissione Internazionali Olimpica (IOC) di escludere la partecipazione delle donne alle gare di salto con gli sci ai Giochi del 2010 di Vancouver. La IOC ha giustificato la decisione contro la partecipazione di donne nello ski jumper di Vancouver, sostenendo che questo sport non è abbastanza sviluppato e che non include i criteri base per l'inserimento delle donne. Tutto ciò è inammissibile infatti un gruppo di donne ski jumper ha presentato ricorso alla Commissione canadese dei Diritti Umani. Le donne hanno diritto come gli uomini a partecipare a questa disciplina!

Non è da sottovalutare il fatto che in alcuni paesi le donne sono relegate ad un ruolo secondario, tanto nella vita sociale quanto un quella sportiva, infatti non è nemmeno permesso loro di praticare sport. A mio avviso una società che vieta alle donne una completa e libera espressione non può definirsi avanzato. E' proprio il caso dei Paesi Arabi che anche se si sono aperti ad ospitare manifestazioni internazionali come il Giro del Qatar, fanno permanere  delle grosse differenze fra la possibilità concessa agli atleti uomini ed alle atlete donne di gareggiare nelle competizioni internazionali. Nell'Afghanistan si fa divieto assoluto alle donne di praticare sport di entrare in un centro sportivo o in un club. L'unica eccezione è il triste stadio di Kabul, dove le colpevoli di adulterio, coperte con burqa e chador, venivano condotte per essere giustiziate con una fucilata davanti a migliaia di spettatori. E' tristissimo che un campo di calcio, simbolo della corsa e dello sport, sia trasformato in un patibolo. Il caso più eclatante di discriminazione femminile islamica nello sport è stato quello di Hassiba Baulmerka, l'atleta algerina che vinse la gara dei 1500 metri alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. L'atleta corse a volto scoperto e a gambe nude vincendo il primo oro olimpico algerino. Tornata nel suo Paese Hassiba rischiò addirittura la vita in quanto gli Integralisti del Gruppo Armato Islamico la condannarono a morte, per loro il comportamento di Hassiba era stato imperdonabile. A quseto proposito parliamo dunque di mentalità completamente diverse, quello che più mi rincresce è che lo sport deve servire per crescere, per formare una collettività: il comportamento da seguire per gi uomini e le donne non dovrebbe prevedere differenze ma a mio avviso per le donne islamiche purtroppo non c'è molta speranza…

Oltre alle discriminazioni tra uomo e donna e quelle tra persone di etnie diverse, nello sport sono presenti anche altri tipi di discriminazioni: accade infatti spesso di vedere emarginazioni di persone che hanno capacità diverse. Purtroppo è vero: esistono forti pregiudizi e atteggiamenti discriminatori verso coloro che hanno capacità diverse e come riporta un sondaggio effettuato dal Times i disabili che partecipano alle Paralimpiadi vengono considerati un "gruppo speciale". E' inaccettabile che ancora oggi atleti che danno il massimo nelle loro discipline vengano considerati una razza a parte. Personalmente non accetto neanche il fatto che le due delegazioni azzurre non siano state ricevute dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio dei Ministri in un'unica cerimonia celebrativa con le firme nella stessa bandiera di tutti gli atleti azzurri olimpionici e paralimpici bensì sono state effettuate due cerimonie separate.. Lo Spirito dei Giochi Olimpici con i valori di fratellanza e uguaglianza induce a una Olimpiade unitaria, perché le Olimpiadi e le Paralimpiadi devono essere separate? Non sarebbe più corretto inserire le gare, seppur "speciali" dentro le Olimpiadi stesse? Spero vivamente che a partire dall'Italia  nasca un movimento che diventi promotore di una svolta e che unisca appunto atleti di qualunque etnia, religione nel rispetto dei fondamentali principi di pace e fratellanza dei Giochi Olimpici perché lo sport deve trasmettere il rispetto per se stessi e per gli altri, riconoscendo i propri limiti e accettarli, cercando attraverso l'impegno e la tenacia di migliorare sempre di più.

 

Fonti utilizzate:

- http://www.krol.it/forum/islam-medaglia-doro-alle-olimpiadi-t4516.html

- http://pechino2008.excite.it/archivio/tag/Elsa-Caputo-discriminazione-sessuale

- http://meda.forumitalian.com/politica-italiana-ed-estera-f8/olimpiadi-e-disabilita-t491.htm

- http://www.arcigay.it/

 

 

Ricerca di Serena Castrechini

classe VG (19/05/09)

 

Domande:

1. A seguito delle numerose polemiche scaturite dalla richiesta avanzata da un atleta nordafricano di partecipare alle Olimpiadi, gareggiando così insieme ad atleti "normodotati", anziché prendere parte alle paraolimpiadi, nasce quello che viene da tutti indicato come il "caso Pistorius".

La particolarità della situazione ha fatto sì che si dibattesse molto del caso, ma in maniera forse un po' superficiale: probabilmente avremmo dovuto chiederci il motivo per il quale l'atleta ha fatto questa richiesta e cosa, dentro di lui, gli ha dato la determinazione per sentirsi all'altezza, se così si può dire, di mettersi in discussione ed in competizione con atleti che non hanno le sue stesse condizioni fisiche.

2. Le polemiche nate in seguito alla richiesta dell'atleta Pistorius sono state davvero forti, tanto da far parlare di "un vero e proprio scandalo".

Come è stato interpretato il gesto dell'atleta? Cosa ha suscitato tanto clamore?

3. La vita dell'atleta e la sua carriera sportiva possono, a mio parere, definirsi fuori dal comune. Ciò che mi ha colpito maggiormente, offrendomi un significativo spunto di riflessione è la forza e la determinazione di questo giovane atleta che, nonostante le enormi difficoltà che si è trovato ad affrontare, ha saputo proseguire nel suo percorso per raggiungere un obbiettivo ben preciso. Ma non solo.

Mi sono anche fermata a riflettere su quali siano stati i suoi sentimenti dopo il rifiuto ricevuto dalla IAAF:  possono rappresentare una sconfitta il rifiuto e la polemica annessa? O piuttosto una netta linea di demarcazione tra lui e gli altri atleti? Tutto ciò ha contribuito a motivare maggiormente l'atleta incoraggiandolo a dar prova del suo valore o meno?

 

Risposte:

Voglio accostare due termini che, apparentemente potrebbero sembrano antitetici: campione e disabile, e voglio soffermarmi su due qualità: audacia e coraggio, che convivono in ogni individuo (normodotato o disabile), ma che stavolta sono da attribuire ad una persona divenuta famosa grazie ad un handicap: Oscar Pistorius.

Giovane atleta sudafricano soprannominato "the fastest thing on no legs" ("la cosa più veloce non sulle gambe"), ha subìto l'amputazione degli arti inferiori all'età di 11 mesi a causa di una grave malformazione. Ciò non è bastato però ad impedirgli di diventare detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 metri piani.

Riesce a correre grazie a particolari protesi denominate cheetah, che sin dagli anni del liceo gli permettono di praticare sport come il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo porta all'atletica leggera, inizialmente per motivi di riabilitazione e poi per scelta propria.

Grinta e determinazione da vendere, Pistorius è riuscito a imporsi non soltanto per aver superato brillantemente un forte handicap, una disabilità certamente invalidante, ma soprattutto per aver sfidato le "classificazioni" dettate dalle autorità sportive.

Se da un lato infatti, il mondo dello sport porta avanti valori quali l'eguaglianza, la parità dei diritti e delle opportunità, il superamento delle diversabilità creando anche competizioni specifiche per "altri" atleti, dall'altro ha opposto forte resistenza proprio ad un individuo che ha dato prova di aver superato pienamente (dentro di sé) il motivo di diversità.

Fin dal 2005 infatti, l'atleta aveva espresso il desiderio di poter correre con i normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008. La IAAF, l'Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera, il 13 gennaio 2008 ha respinto questa richiesta, sostenendo addirittura che "un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi", affermando inoltre che Pistorius "non potesse competere con 'umani' tradizionali".

Ritengo che le motivazioni addotte rappresentino più che altro mere "scuse", per alcuni versi paradossali, che lasciano senza parole.

Da queste poche righe sembra infatti che Oscar Pistorius sia una "macchina", un robot più che un uomo.. che può contare sulla "fortuna" di avere delle protesi da utilizzare a proprio vantaggio in una competizione sportiva di alto livello agonistico.

Cosa dire inoltre circa la classificazione utilizzata dalla IAAF per indicare gli atleti "umani tradizionali"?? ..Come se Pistorius veramente fosse ascrivibile alla categoria dei "non umani". A questo punto viene da pensare se valori quali la solidarietà, il rispetto degli altri e della dignità umana siano semplici parole o vadano applicate realmente. Proprio i perbenisti infatti, che invitano all'inclusione sociale e all'uguaglianza, al momento di coniugare questi elementi nell'ambito sportivo, che li rappresenta per eccellenza, sono presi da false ipocrisie dettate da motivi spesso economici o di semplice "comodità".

Nonostante tutto, un parziale successo Pistorius lo ha ottenuto nel giugno del 2007, quando gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo hanno ammesso a competere con i normodotati sui 400 metri, ottenendo così la seconda posizione. Nel maggio del 2008 l'atleta è riabilitato dal tribunale sportivo alla partecipazione delle olimpiadi. Nelle motivazioni che hanno portato alla riabilitazione, si legge che "al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall'uso delle protesi". Decisamente strano, per lo stesso atleta che, a detta di un altro importante organo sportivo, risultava addirittura facilitato fortemente grazie alle protesi stesse!

Purtroppo però, poi non è riuscito a realizzare il tempo che permettesse di partecipare alla manifestazione.

Non a caso, l'opinione pubblica si è divisa anche per la motivazione data dalla IAAF, che pare assurda persino al presidente del Comitato Italiano Paralimpico: altri disabili chiamati a commentare la situazione, come Paola Fantano, hanno ovviamente asserito che ci vuole ben altro di un paio di protesi per diventare campione. Sono infatti indispensabili qualità come l'audacia, senso del dovere e caparbietà per ottenere dei risultati, soprattutto nel caso di persone diversamente abili. Come lei anche moltissimi altri atleti si sono schierati decisamente a favore del più discusso disabile che la storia dello sport abbia visto dal 1948 ad oggi. È in quell'anno infatti, che nasce lo sport per disabili in Inghilterra, sotto forma di terapia. Si trattava di utilizzare lo sport quasi come filosofia grazie alla quale veniva superato il concetto della menomazione fisica come menomazione della persona. Grazie al successo di questa terapia da allora vennero indetti giochi per disabili ogni anno ai quali partecipavano persone provenienti da ogni Paese. Le "olimpiadi parallele" presero il via dagli anni '50 ed apparsero in Italia dopo le Olimpiadi del '60,  ma solo nel 2005 assistiamo all'approvazione, da parte della Camera e del Senato, dell'istituzione del C.I.P. ( Comitato Italiano Paralimpico).

Per la maggior parte dei partecipanti questi giochi non rappresentano solo una manifestazione sportiva, bensì una vera e propria gara con se stessi, volta al superamento dei propri limiti, affrontando faccia a faccia le difficoltà. Alle paraolimpiadi infatti, partecipano sportivi provenienti da tutto il mondo, spinti da motivazioni probabilmente ancora più forti e coinvolgenti rispetto agli atleti normodotati.

Proprio il concetto di "normalità", secondo me, è stato quello più toccato nel caso Pistorius. A mio avviso la richiesta dell'atleta di partecipare alle Olimpiadi tradizionali non è stata accettata per il semplice fatto che le protesi alle gambe sono ancora viste come un qualcosa di nuovo, lontano dalla nostra quotidianità.

Seguendo il filo logico usato dalla IAAF a giustificazione del rifiuto opposto a Pistorius, nemmeno un miope, ad esempio, potrebbe partecipare ad un qualsiasi sport di precisione perché sarebbe "avvantaggiato" dall'uso degli occhiali che, sicuramente, lo aiuterebbero.

In questo caso però gli occhiali rappresentano "rimedi" ormai ben conosciuti accettati e condivisi da tutti, quindi l'atleta è a tutti gli effetti considerato un normodotato. È nel momento in cui si hanno protesi per le gambe, elementi visti come "strani" e "diversi" che allora si torna ad essere "un disabile".

Altra motivazione che mi viene in mente in risposta alla decisione della IAFF, è l'eventualità che altri disabili potessero presentare richieste di questo tipo, o meglio un "problema" di questo tipo.

Forse è troppo parlare di "razzismo" o di "discriminazione" nei confronti dell'atleta nordafricano, ma sicuramente il "caso Pistorius" ha fatto discutere più del previsto e ha provocato un forte "imbarazzo". Soltanto la costanza e la temerarietà di questo giovane atleta nordafricano gli hanno permesso di imporsi all'attenzione del grande pubblico sportivo di fronte al mondo, trionfando ai Giochi Paralimpici di Pechino 2008 e superando brillantemente la delusione subìta.

Spero vivamente si riapra per l'atleta la sfida per la partecipazione ai Giochi Olimpici di Londra 2012.

 

Fonti utilizzate:

www.politicadomani.it/index.html?main=Pagine/Giornale/Num35/Filosofia%20delle%20Paraolimpiadi.htm

it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Pistorius#cite_note-rep-0

www.fiefs.it/news/oscar-pistorius-simbolo-giochi-paralimpici-pechino.html

 

 

Ricerca di Silvia De Fano

classe VG (10/05/09)

 

Domande:

1. Nonostante le numerose diversità sociali e culturali degli atleti che partecipano alle Olimpiadi e che rappresentano i diversi Paesi del mondo candidati ai giochi, le competizioni dovute dalle gare, sia individuali che di squadra, sono utili all'integrazione tra i vari Stati?

2. Quali sono i principali valori che gli atleti delle olimpiadi e gli sportivi in generale devono prendere in considerazione durante l'esperienza olimpica?

3. Qual è il ruolo dell' Unione Europea nei confronti dello sport e degli ideali che esso trasmette?

 

Risposte:

Le competizioni olimpiche, sia individuali che di squadra, sono estremamente utili all'integrazione tra i vari Stati.

Durante i giochi olimpici varie nazioni con culture molto differenti tra loro hanno la possibilità di confrontarsi attraverso le gare sportive e soprattutto grazie al dialogo tra gli atleti dei vari Paesi.

Le Olimpiadi sono inoltre una enorme fonte di informazioni riguardanti lo sport e la cultura di Paesi che molto spesso non vengono posti sotto l'attenzione dei cittadini e ancora meno dei giovani.

Ogni anno partecipano alle Olimpiadi sempre più nazioni e questa diffusione della voglia di partecipazione sportiva da parte di numerosi Paesi membri dell'Unione Europea e del mondo in generale è segno dell'integrazione, della collaborazione tra diverse società e principalmente dell'importanza che lo sport continua ad avere nonostante i numerosi mutamenti sociali, economici e politici che si verificano ogni anno in tutto il mondo. Lo sport, infatti, è parte integrante della formazione di ogni individuo e deve essere utilizzato come strumento di solidarietà, onestà e uguaglianza tra i vari Stati senza delineare confini territoriali, religiosi, politici e culturali.

Esempio estremamente significativo è l'Africa dove lo sport ha un ruolo fondamentale per quanto riguarda il raggiungimento di alcuni obiettivi sociali tra cui la parità dei sessi e la formazione delle nuove generazioni. Ben 19 Paesi africani (Burkina Faso, Eritrea, Etiopia, Malawi, Mozambico, Niger, Senegal, Sudafrica, Zambia, Ghana, ecc..) seguono l'idea dell' attività sportiva come unione tra diverse culture.

In questi Paesi sono stati realizzati numerosi progetti che hanno portato,  già durante gli anni passati, al conseguimento di importanti obiettivi: in Zambia è stata reintrodotta l'educazione fisica nel percorso scolastico; in Ghana lo sport dei bambini e dei più giovani è diventato un importante obiettivo nazionale.

Purtroppo, però, notiamo che moltissimi sport in cui si richiede l'utilizzo di un attrezzo specifico o di una particolare struttura sportiva sono sviluppati solo nei Paesi che hanno la possibilità economica. In Africa, o nei territori più poveri, infatti la disciplina più praticata è l'atletica leggera ma, nonostante la difficile situazione economica e sociale, gli atleti di questi Paesi sviluppano una grandissima forza di volontà che li porta a dare il meglio di se anche in mancanza di strutture sportive all'avanguardia. Nel calcio, per esempio, conosciamo molti giocatori di origine africana che sono tra i più richiesti a livello mondiale (Drogba, Eto'o, Adebayor,…).

I paesi con maggiori tradizioni sportive considerano l'educazione sportiva, già da secoli,  come attività fondamentale nella formazione dell'individuo e anche gli Stati con minore possibilità economica si stanno integrando velocemente (come abbiamo visto già in Zambia e in Ghana).

Grazie alle Olimpiadi questi valori e ideali sportivi di fratellanza e lealtà sono messi in primo piano da quasi tutti i Paesi del mondo.

Purtroppo, però, ci sono atleti che sprecano la loro possibilità di partecipazione ai giochi olimpici con un'esasperata ricerca di successo caratterizzata spesso dall'interesse economico e che cercano la vittoria anche attraverso l'utilizzo di mezzi che non fanno parte né della vita né delle regole dei veri sportivi (il doping, gli imbrogli..).

Durante l'esperienza olimpica, e nello sport in generale, l'atleta deve seguire tutto il percorso della sua preparazione ai giochi tenendo conto dei valori che devono essere fondamentali sia negli sportivi che nei cittadini in generale.

L'onestà, il rispetto, la collaborazione, la passione e l'umiltà sono tra i principali valori sportivi da dover seguire durante i giochi olimpici.

L'onestà è fondamentale per poter trarre dalle'esperienza olimpica un vero miglioramento e non solo un riconoscimento ottenuto con l'inganno; il rispetto è essenziale tra gli atleti come segno di educazione e accettazione delle differenze altrui; la collaborazione è basilare tra compagni di squadra uniti nel raggiungere un fine comune; la passione è indispensabile per la preparazione poiché sprona l'atleta a fare del suo meglio solo ed esclusivamente per l'amore nei confronti dello sport e non per altri interessi o obiettivi e, infine, l'umiltà è importante per evitare antagonismi tra gli sportivi dovuti da un forte orgoglio e presunzione.

Infatti, anche negli sport più individuali, come ad esempio la corsa, l'altro non è solo un avversario da battere, ma è anche e soprattutto colui che ci offre degli stimoli, che ci impegna a gestire al meglio le nostre forze ed abilità e che ci spinge a dare il massimo e ad esprimere appieno le nostre potenzialità. L'avversario diviene addirittura un elemento indispensabile per una piena esecuzione delle potenzialità individuali e della squadra, costringendo sia l'atleta singolo che tutto il gruppo a dare il meglio di sé e a raggiungere traguardi di prestazione che vanno spesso oltre i limiti espressi in allenamento.

Le competizioni sportive rappresentano un confronto leale e un incontro amichevole non solo durante i giochi olimpici; la vittoria e la sconfitta fanno parte di diverse situazioni della vita di tutti noi e quindi bisogna saper vincere senza arroganza e perdere senza rancori; più che mai in questi tempi lo sport deve cooperare efficacemente ad affermare una cultura di pace, con l'avvicinamento tra popoli e col dialogo tra nazioni.

Esempio assolutamente negativo è il calcio attuale che è la rappresentazione di uno sport caratterizzato dalla mancanza dei valori che ho precedentemente illustrato e che infatti degenera molto spesso in episodi di violenza e accentua l'assenza di dialogo tra le diverse nazioni.

Dal "Codice" del Comitato Internazionale Olimpico (C.I.O.), fondato  da Pierre de Coubertin nel 1894 e che ha attualmente sede a Losanna in Svizzera, possiamo estrapolare tre regole fondamentali che tutti i partecipanti a gare internazionali devono rispettare:

 

1. l'atleta deve accettare senza commenti qualsiasi decisione dei giudici di gara;

2. deve dimostrare e "sentire" per ciascuno dei suoi avversari lo stesso rispetto che sente per i membri della sua squadra;

3. deve essere consapevole che nello sport vincere con l'inganno, significa in realtà perdere.

 

Lo sport quindi non deve essere solo competizione con l'avversario e interesse per la vittoria con fini economici ma soprattutto dialogo, rispetto, collaborazione e integrazione tra diverse culture.

Molto interessante è l'intervento dell' Unione Europea per quanto riguarda l'aspetto sociale e culturale dello sport, nonché per i valori sociali ed educativi che esso trasmette.

L'UE sta collaborando già da tempo con molte organizzazioni sportive per sostenere iniziative contro il razzismo a livello nazionale ed europeo.

- Il 2004 è stato l'anno europeo dell'educazione attraverso lo sport (EYES 2004) ed è stato caratterizzato dalla campagna condotta dalla Commissione europea per promuovere lo sport nella sua dimensione sociale e come strumento fondamentale per lo sviluppo di una società più aperta e tollerante. Già in passato l'UE ha utilizzato lo sport come mezzo per diffondere un messaggio d'amicizia, unità e reciproca comprensione.

- Il 1997, per esempio, è stato l'anno europeo contro il razzismo, durante il quale la Commissione europea e la UEFA hanno organizzato congiuntamente una partita di calcio tra i più grandi calciatori europei ed africani. La partita si è svolta a Lisbona, in Portogallo, ed è stata trasmessa da numerose reti televisive europee e africane.

- Tra i programmi europei più interessanti e che riguardano i giovani in prima persona ricordiamo l'iniziativa sportiva "Deuziem", nata ad Amersfoort nei Paesi Bassi. Tale progetto utilizza lo sport come mezzo di comunicazione tra i giovani con il fine di aiutarli nel processo di integrazione sociale e prepararli ad affrontare il mondo del lavoro. In particolare incoraggia le ragazze ad intraprendere varie attività sportive.

 

Grazie a questi progetti, e alle numerose iniziative che anche i giovani organizzano spinti dalla passione per lo sport, i valori e gli ideali sportivi rimangono sotto l'attenzione dei cittadini europei e del mondo in generale.

 Da un sondaggio pubblicato a Novembre del 2003, infatti, 8 intervistati su 10 vedevano lo sport come un mezzo per promuovere il dialogo interculturale, la comprensione reciproca, ed addirittura, secondo oltre la metà degli intervistati, come un modo per combattere la discriminazione.

La maggior parte dei cittadini quindi è a favore di una maggiore cooperazione tra i sistemi educativi e le organizzazioni sportive dei rispettivi Paesi poiché lo sport è ampiamente considerato un'attività che favorisce uno sviluppo sano e fondamentale. Dedicare più tempo allo sport nelle scuole è un tema fondamentale in Europa.

 

Fonti:

- Banca dati sulle olimpiadi presente sul sito della scuola

- Edusport.it

- Poloeuromediterraneo.unile.it (cliccare su "Cattedra di Diritto dell'Unione Europea" poi su "Sport 2004 IT")

 

 

Ricerca di Silvia Garuti

classe VG (03/05/09)

 

Domande:

1. Atene oltre ad essere la "città fondatrice" delle Olimpiadi è stata la polis promulgatrice per eccellenza dei valori di democrazia e libertà. C'è una differenza tra la libertà degli antichi e quella dei moderni?

2. Cosa rappresenta per popoli ,come l'Afghanistan, che hanno molti limiti culturali, di diritti e opinioni di poter partecipare alle olimpiadi?

3. La scelta di svolgere le olimpiadi del 2008 a Pechino, paese che ha problemi nel rispetto ai diritti umani, tra cui proprio la libertà, è risultata contraddittoria?

 

Risposte:

La libertà indica l'essere libero, la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito. La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte.

Essa è un valore che l'uomo ha sentito proprio fin dall'antichità ad iniziare dalle prime polis greche simbolo della civiltà più elevata che portava avanti i diritti di democrazia e libertà (anche se vi erano moltissimi schiavi..).  Ma la libertà di allora come spiega lo scrittore liberale francese Benjamin Constant  nel libro "La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni" differisce da quella che concerne l'uomo moderno in quanto quella degli antichi si basava su una politica volta al collettivo mentre ora è indirizzata al privato, all'individuo stesso. Infatti l'uomo moderno utilizza la sua libertà per quanto riguarda il lavoro, divenendone paradossalmente schiavo o quando l'uomo di oggi parla di libertà si riferisce al fatto di non essere sottoposto alla legge ovvero a non essere arrestato, al poter esprimere liberamente la propria opinione mentre l'uomo antico aveva un altro rapporto con la legge era la "macchina di cui la legge regolava le molle e faceva scattare i congegni".

Secondo Constant, solo ad Atene ci sono tracce di questa libertà privata: infatti,  Atene era una città di commercianti e  gli Ateniesi erano tolleranti con le loro mogli in materia di adulterio.

Lo scrittore dice poi i 4 punti che differiscono dall'antica libertà e dall'allontanamento alla vita politica:

- maggiore è l'estensione dello stato, minore l'importanza politica del singolo cittadino

- gli individui preferiscono dedicarsi alle speculazioni (economiche) piuttosto che alla discussione politica.

- il commercio ispira un amore intenso per la libertà individuale di soddisfare i propri desideri

- l'abolizione della schiavitù ha eliminato il tempo libero da dedicare alla politica: oggi tutti devono lavorare.

In particolare con quest'ultima affermazione sembra che l'uomo non sia più libero di avere del tempo libero proprio perché troppo preso dal lavoro stesso. Mentre fortunatamente alcuni uomini moderni cercano di trovare dello spazio per le proprie passioni e attitudini che si riversano in un magnifico evento nato proprio dagli antichi Greci: I giochi Olimpici.

Essi hanno alla base il valore della libertà accanto a quello della pace, della fratellanza che emergono durante le gare attuate da ogni atleta. Questi sono liberi di potervi  partecipare altri atleti  di  meno ma è attraverso un gioco sportivo che si può conquistare un sogno che può sembrare per alcuni irrealizzabile:la conquista della libertà. Questo è ciò che Mehboba Andyar è riuscita ad attuare partecipando come unica donna afghana alle olimpiadi di Pechino 2008. Ecco come le olimpiadi possano incidere positivamente in un paese non soltanto appassionando i cittadini e quindi avvicinandoli ad uno sport, una disciplina in particolare, e sentirsi partecipi di una vittoria nazionale, ma soprattutto arricchendoli perché possano essere vera manifestazione di libertà soprattutto per le donne private di molti diritti.  Mehboba è un simbolo per tutte le donne afghane che posso seguire i loro sogni, avere il diritto di perseguirli e raggiungere grandi risultati. Tutto questo implica una grande determinazione che la ragazza ha dimostrato ampiamente nel voler arrivare al suo obiettivo:partecipare alle olimpiadi per dimostrare ai potenti del suo paese che il mondo sta cambiando,che non devono esistere disuguaglianze fra uomini e donne o fra paesi occidentali e non : Lo sport è libertà di ogni popolo.

Mehboba ha dovuto comunque affrontare molte difficoltà ad iniziare dal suo abbigliamento:

un' atleta che corre con il velo e la tuta è davvero inusuale poi ancor di più in Afghanistan. Inoltre la mancanza di spazi consoni all'allenamento:non vi erano palestre se non a prezzi altissimi che sia lei che l'allenatrice (altra donna!) Shamsol Ayat Alam non potevano permettersi e  le famiglie che non sempre sono favorevoli ad "occidentalizzare" le proprie figlie, che rompono le tradizioni, ma questo fortunatamente non è il caso di Mehboba. Quest'ultima  ha dovuto subire molte umiliazioni, minacce alla famiglia, ha dovuto allenarsi di notte, lasciare Kabul perché ritenuta impura ma niente di tutto questo l'ha distratta dalla sua meta tanto ambita:correre gli 800 e 1500 metri (dopo che aveva già vinto la maratona di Kabul).

Infine significativo è il luogo dove si allenava a Kabul: lo stadio dove di solito venivano fucilate o lapidate molte donne come lei per adulterio o per altri atti illeciti. In questo modo sembra  che questa donna abbia voluto in qualche modo rivendicare il dolore e le atrocità delle ragazze che sognavano la libertà proprio come lei e che invece  hanno trovato solo la morte.

Così paesi come l'Afghanistan costretti a sotterrare i propri desideri,ambizioni e passioni sperano attraverso lo sport basato sui veri valori umani di poter cambiare la propria nazione, di esprimere con una gara qualcosa di veramente importante che va al di là dell'ottenere una semplice medaglia, perché Mehboba quando corre non è sola, in quel momento sulla pista con lei ci sono tutte le donne che gridano di poter essere libere di scegliere senza essere giudicate o peggio uccise.

Occorre quindi una maggiore partecipazione alle olimpiadi  delle donne che abitano in paesi come l'Afghanistan e di questo dovrebbero farsi promotori gli stessi giudici e membri del comitato delle olimpiadi. Per ora sono gli stessi afghani ad esprimere questo loro volere infatti altri 3 uomini sono stati a Pechino insieme a Mehboba: Massud Azizi, centrometista, Nasar Amad Bahawi  e Rohellah Nekpa specialisti di takewondo. In Particolare il paese afghano è molto forte in discipline come quest'ultima e la boxe( grande campione fu Aziz Ahmad Akhtari) e quindi la loro partecipazione non sarebbe soltanto una manifestazione di libertà per loro stessi ma anche un arricchimento per i pugili delle altre nazioni del mondo che si troverebbero a gareggiare con esperti in materia così da rendere le competizioni più entusiasmanti e competitive.

Purtroppo tanti altri paesi del mondo ancora non possono partecipare liberamente alle Olimpiadi per contribuire ad un miglioramento individuale e globale riguardante questo magnifico evento. Questo non riguarda soltanto la libertà che non viene concessa alle donne,come appunto in Afghanistan, per motivi religiosi e di apertura mentale ma bensì per motivi economici, di conflitti bellici che portano all'allontanamento dall'evento delle olimpiadi come promotore della pace e della libertà. Ora sembra che la contraddizione stia proprio qui: I giochi olimpici si sono svolti a Pechino e quindi in Cina, paese che ha violato il diritto umano alla libertà al popolo tibetano, la frequente domanda che tutto il mondo si è posto era quanto questo poteva sembrare meno consono all'evento. Come è possibile che la Cina si occupi e organizzi le Olimpiadi basate sul concetto di pace e libertà quando poi non rispetta questi due valori verso un popolo vicino? Ecco che il concetto di essere liberi diviene discordante in tale situazione che risulta difficile da gestire. Si è molto parlato sul tema se boicottare o meno le olimpiadi,anche se poi alla fine come sappiamo i giochi si sono svolti al meglio anche se con un clima insolito, e le opinioni erano differenti.

La maggioranza del mondo era d'accordo col non aderire ai giochi olimpici. Tra questi molti atleti come Bhaichung Bhutia, capitano della nazionale di calcio indiana, che ha rinunciato a fare il teodoforo, molti gli attori come Richard Gere, ma anche premi nobel come Wangari Maathai, politici come il ministro Giorgia Meloni che trova nell'evento una contraddizione tra spirito sportivo e l'attuale realtà politica cinese. Ma a tale proposito molte sono state le affermazioni di altri politici che hanno ribadito di non strumentalizzare l'evento, di ricordare che i giochi non sono un evento politico. Invece a protestare attivamente sono stati anche molti manifestanti in tutto il mondo e in Cina stessa dove purtroppo si è spesso ricorsi all'uso della violenza e anche il governo cinese stesso mandò un ultimatum a questi rivoltosi:"Consegnatevi o Corte Marziale".

Ecco che il problema della Cina è anche il continuo utilizzo alla repressione che viene attuata, violenza che si combatte con altra violenza e il paradosso è che tutto questo è verso un popolo completamente pacifico: Il Tibet di cui il  capo, il Dalai Lama,  anche se riteneva tutto questo un 

"genocidio culturale" nei confronti dei tibetani diceva che non era comunque giusto boicottare le Olimpiadi, stessa opinione di tanti altri atleti. In quanto come ricordava il CIO (comitato olimpico internazionale) boicottare i giochi olimpici significa boicottare i sogni di tanti atleti che si sono allenati duramente e hanno visto l'evento olimpico come il loro momento per poter essere conosciuti e far valere il proprio impegno.

Pensiamo soltanto a tutte le difficoltà che Mehboba Andyar ha incontrato per arrivare alle olimpiadi

il quale annullamento avrebbe significato aver perso una grande occasione che forse per lei non ci sarà più. Questo non vuol dire ignorare la situazione che vi è in Tibet ma non è con il boicottaggio dei giochi,come  afferma anche Julio Valesc allenatore della squadra di pallavolo, che si arriva ad una soluzione. Magari si sarebbe potuto evitare di organizzare le olimpiadi del 2008 in Cina sapendo i problemi che vi erano riguardanti i diritti umani ma ora rimane solo  l'impegno di un dialogo col governo cinese da parte di tutti gli stati del mondo perché le olimpiadi possano assumere il loro vero significato:una manifestazione della libertà di ogni atleta e cittadino.

 

Fonti utilizzate:

1) http://bfp.sp.unipi.it/ebooks/mcpla/ch02s03.html

2) http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200803articoli/31247girata.asp

    http://www.ilguerriero.it/pugilato/articoli_08/afghanistan.htm

3) www.repubblica.it   http://giorgiameloni.garbatella.it/2008/07

 

 

 

 

 

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